l’evento
fra il 17 e il 19 luglio 1987 si registrano in Valtellina precipitazioni di intensità eccezionale, il cui effetto è amplificato dalla temperatura particolarmente calda che provoca lo scioglimento di nevai e ghiacciai, le cui acque si sommano alle piogge aumentando l’intensità dell’evento alluvionale.
L’alluvione colpisce un territorio che interessa la Valtellina, i bacino dell’alto lago di Como, l’alta Val Brembana e la Val Camonica; in tutto 5 province e 121 Comuni sono interessati da frane, straripamenti; in molte aree il terreno inzuppato d’acqua si fluidifica e dà luogo a colate di fango e sassi che investono gli abitati o ingrossano i torrenti, distruggendo case, ponti e strade.
L’evento ha provocato danni molto ingenti alle infrastrutture (la strada statale, le strade principali e la ferrovia interrotte in più punti creano difficoltà anche per i soccorsi, molte linee elettriche sono interrotte e circa un quarto dei comuni rimane in tutto o in parte senza elettricità), alle abitazioni, all’economia agricola e industriale, e indirettamente al turismo (le località turistiche non subiscono danni diretti ma si crea un problema d’immagine).
Nei primi giorni ci sono 24 morti per la maggior parte a Tartano, ma anche alla piana della Selvetta (Colorina- Ardenno)
A Valdisotto l’Adda è straripato allagando Sant’Antonio Morignone e altre frazioni, che vengono evacuate per la minaccia di una frana di grandi dimensioni; il giorno 20 luglio, alle 7,30 del mattino, la frana della “val Pola” o Monte Coppetto, crolla provocando 28 morti. 40 milioni di metri cubi di roccia seppelliscono circa 1,5 Km di fondovalle, mentre l’acqua che allagava gli abitati sotto l’impatto si solleva in un’onda che si propaga verso monte, investendo parte delle case di Aquilone.
il piano
Gli interventi di prima emergenza sono molto impegnativi e di difficile gestione; nascono le prime iniziative di coordinamento e la base dell’organizzazione della protezione civile come la conosciamo ora.
Nel 1990 viene varata una legge speciale per la ricostruzione delle aree colpite dall’alluvione, promuove la predisposizione di un piano articolato in due settori fondamentali:
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Piano di difesa del suolo e delle acque, volto a ricostruire le condizioni di equilibrio idrogeologico, finanziato in fasi successive per un totale di 527.862.808 €. Questo piano è attualmente gestito dall’Assessorato Territorio e Urbanistica e comprende; |
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opere strutturali di regimazione idraulica e stabilizzazione di dissesti; | |
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il sistema di monitoraggio, meteorologico e dei movimenti delle frane principali; | |
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l’individuazione e regolamentazione delle aree a rischio idraulico e idrogeologico | |
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opere di manutenzione diffusa a garanzia dell’equilibrio idrogeologico; | |
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opere di ripristino e mantenimento dei canali di bonifica sul fondovalle; | |
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opere di ripristino e manutenzione del sistema dei terrazzamenti del versante retico, per la loro funzione di stabilizzazione dei versanti e per la rilevanza ambientale ed economica (è in corso la procedura per ottenerne l’inserimento nel patrimonio UNESCO) | |
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opere di riforestazione nelle aree colpite da incendi boschivi |
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Piano di ricostruzione e sviluppo, volto a sanare i danni e rilanciare l’economia delle valli colpite, anch’esso finanziato in fasi successive per un totale di 692.876.508 € Questo piano, la cui gestione è distribuita nei diversi Assessorati per competenza con il coordinamento della Presidenza, si articola in tre sezioni d’intervento: |
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Sistema relazionale (viabilità, rete ferroviaria, eliporti) | |
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Sistema produttivo (promozione e agevolazione di investimenti, politiche settoriali, sviluppo di servizi) | |
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Sistema insediativo infrastrutturale (indennizzi, indirizzi di politica territoriale, parchi e riserve, complessi edilizi storico architettonici, infrastrutture tecnologiche, metanizzazione) |
Nel valutare gli esiti delle azioni intraprese a seguito dell’alluvione del 1987 occorre considerare due aspetti fondamentali: il raggiungimento degli obiettivi di ricostruzione, risanamento e messa in sicurezza del territorio colpito e le innovazioni tecniche, normative e organizzative che ne sono scaturite, creando un nuovo modello di governo del territorio che si è diffuso in Lombardia e a livello nazionale.
Per quanto riguarda il primo aspetto si rilevano alcuni fatti:
il ripristino dei danni immediati e gli
interventi di stabilizzazione urgenti sono stati completati in tempi
rapidissimi, nonostante la presenza di eventi di dimensioni mai affrontate
prima come la frana della Val Pola; una ripresa dovuta in buona parte
all’attivazione di tutta la popolazione, e a una collaborazione che ha
superato anche le difficoltà logistiche e di coordinamento.
una volta conclusa la fase di emergenza si imposta il “piano Valtellina”, che nasce come idea con la legge 102 del 1990, introduce modalità completamente innovative per la ricostruzione e si pone obiettivi sfidanti e ambiziosi:
con il Piano di Ricostruzione e Sviluppo si intende promuovere la ripresa e lo sviluppo economico delle aree colpite.
con il Piano di difesa del suolo e delle acque si affronta in modo sistematico il tema dell’equilibrio idrogeologico, ponendo attenzione sia ai dissesti che si sono mobilizzati in occasione dell’alluvione sia a quelle situazioni di debolezza strutturale del territorio che, pur non evidenziate dall’evento, rappresentano una situazione di rischio concreto.
Accanto agli interventi strutturali si inseriscono opere di manutenzione del territorio, volte a conservare l’equilibrio del suolo, i sistemi di monitoraggio per mantenere sotto controllo i dissesti che non è possibile stabilizzare; inoltre si avviano azioni di indirizzo per il governo del territorio e la pianificazione, attraverso l’individuazione di una serie di aree interessate da gradi diversi di inedificabilità e la definizione dei primi criteri per la considerazione della componente geologica nei piani urbanistici.
Un’attenzione particolare viene dedicata alla compatibilità ambientale degli interventi, attraverso l’introduzione della procedura Via e la formazione di un “quaderno delle opere tipo” con indirizzi per la progettazione delle opere.
È significativo che nella relazione di piano si rilevi la necessità di rivedere in modo sostanziale le ipotesi di lavoro formulate durante il primo periodo dopo l’evento, non in merito alle priorità, che risultano confermate, ma alla necessità di introdurre criteri e metodologie di intervento in gran parte nuovi. Le motivazioni sono riferite alla necessità “di non realizzare in tempi troppo brevi estesi lotti di opere sistematorie in considerazione delle profonde modificazioni che queste apportano sul bacino con effetti che possono anche essere negativi” Di qui la necessità di procedere con gradualità, lasciando il tempo per la costituzione di un nuovo assetto di equilibrio e per adattare gli interventi man mano che tale equilibrio si instaura.
Siamo di fronte a una modalità di azione completamente nuova, all’obiettivo ambizioso di affrontare in modo organico tutti gli aspetti relativi alla ricostituzione dell’equilibrio del territorio
L’attuazione del piano è ancora in fase di completamento, e fare il bilancio di un’operazione di tale complessità non è facile; tuttavia si possono fare alcune considerazioni:
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Sono stati completati 177 interventi strutturali e 377 fra bonifiche e manutenzioni; sono in corso di realizzazione 81 interventi strutturali e 125 di bonifica e manutenzione, sono in fase di progettazione 80 interventi strutturali e 107 di manutenzione. In pratica è quasi conclusa la prima fase, avviata nel 1993, mentre sono in avanzato stadio di realizzazione il piano integrativo e la seconda fase, avviate rispettivamente nel 2001 e nel 2003. Nella valutazione di questi risultati occorre considerare la complessità di alcuni interventi, il fatto che fra altri esistono vincoli di consequenzialità nella realizzazione e la necessità di non stravolgere l’equilibrio ambientale e il tessuto produttivo del territorio interessato. | |
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Le opere realizzate, sottoposte a nuovi eventi alluvionali, anche se di minore entità rispetto al 1987, hanno dato buona prova di sè | |
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Anche se un margine di rischio in aree di questo tipo non potrà mai essere eliminato, si rileva che il grado di sicurezza nelle aree colpite dall’evento è nettamente aumentato, a seguito della realizzazione delle nuove opere, dell’introduzione di una politica insediativa che tiene conto delle condizioni di rischio residuo, dello sviluppo dei sistemi di monitoraggio per la previsione degli eventi che non possono essere arrestati |
cosa è cambiato dopo questo evento nelle politiche del territorio
La ricostruzione delle aree colpite da questo evento è stata il banco di prova e di maturazione di diverse forme innovative di governo del territorio che vengono oggi applicate ovunque; in estrema sintesi si segnala:
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è il primo piano di difesa del suolo costruito in modo organico a scala di bacino, e prevede interventi strutturali e manutenzioni integrati fra loro | |
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nell’attuazione del programma si introduce per la prima volta il sistema di coinvolgimento degli Enti Locali nella programmazione, progettazione e realizzazione delle opere, richiedendo a Comuni, Comunità Montane e Province un notevole impegno per costruire nuove competenze. | |
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una maturazione nelle modalità di programmazione e progettazione delle opere, anche sotto il profilo tecnologico, molte soluzioni innovative vengono introdotte e formalizzate anche attraverso la pubblicazione di un quaderno delle opere tipo; si introducono anche tecniche di ingegneria naturalistica | |
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è il primo campo di applicazione sistematica della Valutazione di Impatto Ambientale | |
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vengono individuate e normate le aree a elevato rischio e messe a punto ed emanate le prime direttive per l’inserimento della componente geologica nella pianificazione urbanistica | |
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viene realizzato il primo sistema stabile di monitoraggio dei dissesti (centro regionale di Mossini, ora affidato ad ARPA Lombardia) |