Intervento in Consiglio regionale del Consigliere Luciana Ruffinelli nella discussione sui DICO e Coppie di fatto del 27 marzo 2007

Comincio con una osservazione sulla coerenza delle posizioni ideali e religiose di chi si impegna in politica. Sono convinta che coloro che ancora si definiscono cattolici e si trovano nella maggioranza di governo oggi siano veramente sulla graticola: possono decidere se tenere unita la coalizione di sinistra, voltando le spalle ai valori cristiani, oppure possono tenere fede ai propri principi e fare capire ai compagni di avventura che questi valori non possono essere messi in vendita. Insomma tirare fuori il coraggio e dire che questo disegno di legge governativo sui diritti delle coppie conviventi, rivolto anche a persone dello stesso sesso, è un passo concreto verso la distruzione della famiglia unita dal matrimonio e verso un caos sociale e giuridico neppure immaginabile. Perché, a differenza di quello che molti affermano, qui il problema non è impedire che due persone conviventi da molti anni, restino unite nel momento della malattia, assistendo la persona che amano. Il problema è diverso. E la lettura degli articoli contenuti nel disegno di legge lo dimostra. Passi per la successione nel contratto di locazione, che avviene se la convivenza perdura da tre anni. Qualcuno però dovrebbe spiegarci bene l’articolo 6 del documento in questione, dedicato interamente ai permessi di soggiorno. Perché qui la sinistra fintobuonista ci ha messo del suo. Viene infatti previsto il rilascio di “permessi di soggiorno per convivenza” ai cittadini stranieri extracomunitari conviventi con un cittadino italiano. Il tutto senza indicare la durata minima della convivenza, espressa invece in altri casi, come i nove anni per i diritti successori. Basta una dichiarazione di convivenza per avere il permesso di soggiorno: si tratta in pratica di una sanatoria occulta per gli immigrati. L’approccio del governo è stato profondamente sbagliato. E anche le dichiarazioni anticlericali che hanno seguito la proposta di legge ne sono la prova. Perché è assurdo che il Pontefice non possa ribadire quali sono i valori sui cui si fonda la Chiesa Cattolica. Ognuno ha il diritto di difendere le proprie radici cristiane e cattoliche, ci mancherebbe altro che non potesse farlo il Capo della Chiesa. Questo dovevano apseQE’ inutile che Prodi finga di non vedere cosa non va in questa legge, trincerandosi dietro il silenzio.

Qui si sta creando una famiglia parallela con gli stessi o maggiori diritti di quella tradizionale, semplicemente fondata su un certificato di residenza anche con valore retroattivo; i conviventi potranno così entrare nelle graduatorie per l’assegnazione delle case popolari e, ancora non si dice con chiarezza, ma l’obiettivo è quello della reversibilità pensionistica. La Lega ritiene che nessuna legge dello Stato possa arrogarsi il diritto di distruggere la famiglia, vero fondamento della nostra società. In molti hanno asserito che il problema dei DICO, è un problema etico e non solo politico. Condivido questa osservazione. I DICO sono contrari alla legge naturale.
Il nostro ordinamento attribuisce alla famiglia la qualifica di società naturale, cioè un nucleo di persone che si formerebbe anche se lo Stato non ci fosse. Dato che in essa si formano gli individui, è importante riconoscere i diritti di questa prima cellula della società. Il tipo di famiglia che deve quindi prioritariamente essere tutelato è quello che si presenta come più stabile, cioè quello fondato sul matrimonio. La famiglia è l’organizzazione in cui devono venire riconosciuti i diritti fondamentali; i più deboli all’interno della famiglia sono i figli minorenni, e a loro favore deve essere garantito il diritto all’educazione e all’istruzione. Infine l’articolo 31 della Costituzione contiene l’impegno dello Stato a garantire, con l’uso di risorse pubbliche, agevolazioni economiche a favore delle famiglie. Lo Stato deve impegnarsi a sostenere in misura maggiore i coniugi e rendere meno gravosi i loro doveri; alcuni esempi sono le detrazioni fiscali per carichi di famiglia, gli assegni familiari, i costi dell’istruzione, il bonus per la frequenza scolastica, i consultori familiari, gli asili nido. Dunque, le scelte del centrosinistra di convogliare risorse ed energie in soluzioni alternative alla famiglia naturale diventa un problema politico ed economico con riflessi negativi anche sulle scelte future dei giovani. Occorre superare concretamente quei paradossi che caratterizzano il nostro Paese: il 95% dei giovani pone la famiglia in cima ai propri obiettivi di vita. I dati tuttavia raccontano che tra il progetto di vita teorico e la realizzazione pratica vi è un gap troppo vistoso; i lavori precari non permettono agli stessi giovani nemmeno di pensare al mutuo per la casa.

La famiglia in Italia svolge un indiscusso ruolo di ammortizzatore sociale, ma le istituzioni fanno fatica a riconoscerle tale ruolo ed a far sì che la famiglia possa contare su un sistema di servizi di sostegno e opportunità adeguato. In Italia non siamo riusciti a far maturare compiutamente un ambiente ‘family friend’, nel quale il mondo del lavoro, l’ambiente urbano, l’organizzazione dei tempi riconosce il ruolo sociale del ‘fare famiglia’, dell’avere figli. Sempre più la scelta di avere figli deve essere considerata come qualcosa in più di una decisione personale. E una responsabilità che tutta la comunità deve riconoscere facendosi carico degli oneri che essa comporta. Il Governo Prodi dimentica che la famiglia è un bene per la società e questo è il vero problema politico. Il comportamento della sinistra europea presuppone la volontà di costruire una società dove tutto è possibile, dove, come dice Bossi ricordando uno slogan sessantottino, “è vietato vietare”. E’ la società dell’eutanasia, dell’affidamento dei minori alle coppie gay, della droga libera e ora dello svilimento della famiglia. Un “mondo alla rovescia” che da sempre rifiutiamo e combattiamo. Non si tratta di un discorso improvvisato, di un argomento da sfruttare a fini elettorali e poi gettare nel dimenticatoio. Da sempre la Lega Nord difende la famiglia come nucleo fondamentale della società non a parole ma con atti e scelte politiche chiare, come abbiamo dimostrato in occasione della legge sulla fecondazione assistita o sulla ricerca basata sulle cellule staminali. Credo siano chiari i motivi per i quali un movimento autonomista come il nostro, cerca di preservare la famiglia: proteggerla significa anche difendere la nostra identità, la nostra cultura, le nostre radici più profonde. E’ anche attraverso la difesa della famiglia che si combatte per la libertà, in quanto la distruzione della famiglia elimina quello spazio fondamentale, posto fra l’individuo e lo stato, dove la persona può crescere libera, curata e tutelata.