Seduta del 10/07/2007
Arg. n. 8 – ODG – Proposta di atto amministrativo n. 0118:
“Piano d’azione regionale (2007-2010) ai sensi dell’articolo 3 della legge regionale 28 settembre 2006, numero 22 ‘Il mercato del lavoro in Lombardia’”.
Abbinato a:
Ordine del giorno numero 0966, in data 2 luglio 2007, a firma dei Consiglieri Muhlbauer, Agostinelli e Squassina Osvaldo, concernente la situazione di instabilità lavorativa e del lavoro irregolare sul territorio lombardo.
PRESIDENTE
Proposta di atto amministrativo 118, “Piano d’azione regionale 2007/2010, ai sensi dell’articolo 3 della legge regionale 28 settembre 2006, numero 22, ‘Il mercato del lavoro in Lombardia”.
Relatore il Consigliere Ruffinelli. Prego Consigliere.
RUFFINELLI Luciana Maria
Grazie Presidente. La nuova legge regionale sul mercato del lavoro, approvata lo scorso mese di settembre, compie oggi un ulteriore passo avanti. Solo con la definizione del presente piano d’azione triennale infatti la riforma del lavoro in Regione Lombardia potrà dirsi pienamente attuata.
Dopo aver determinato negli scorsi mesi un’efficiente rete di servizi pubblici e privati, è ora necessario programmare delle efficaci politiche attive del lavoro.
Il piano triennale in discussione è un indispensabile atto di indirizzo e di programmazione pluriennale e ha già di per sé un aspetto innovativo.
Non è un piano di dettaglio ma un piano regolamento, che contiene obiettivi e indirizzi per l’attuazione dei principi fondanti della legge.
Il presente piano di azione individua tre linee strategiche principali: innanzitutto perseguire l’occupazione, indirizzando prioritariamente le risorse verso i soggetti più svantaggiati; poi aumentare l’occupabilità, accrescendo le competenze delle persone e rendendo più efficiente l’incontro tra domanda e offerta; e infine sostenere le transizioni occupazionali.
Queste ultime rappresentano realmente delle criticità durante i percorsi occupazionali dei lavoratori. Diventa quindi necessario coniugare la flessibilità del mercato del lavoro con la tutela dei lavoratori, attraverso azioni specifiche, per le forme contrattuali atipiche, per il passaggio scuola-lavoro dei giovani, per la conciliazione famiglia-lavoro delle donne, e il reinserimento lavorativo in seguito a crisi aziendali.
Per implementare questi interventi, ci si avvarrà di strumenti innovativi e della sperimentazione delle buone prassi.
Posso citare a tal proposito il patto di servizio, il piano di inserimento personalizzato e la dote alla persona.
Dato che alla base delle politiche regionali anche in questo settore si pone il principio della centralità della persona, questo si concretizzerà attraverso la dote, un patrimonio attribuito a tutti i soggetti appartenenti a categorie di volta in volta identificate, che potrà essere spesa attraverso un contratto con un operatore, per azioni finalizzate all’occupazione, al reinserimento, alla stabilizzazione.
Ci sarà quindi un vero e proprio contratto a legare utente e operatore, con la definizione di un patto di servizio, per servizi di base da assicurare a tutti i disoccupati e un piano di inserimento personalizzato, con ulteriori servizi diversificati, a seconda della categoria specifica di appartenenza.
Considerata inoltre la forte integrazione tra le politiche occupazionali e quelle relative all’istruzione e alla formazione, diventa di fondamentale importanza un forte collegamento tra la programmazione del settore lavoro e quella della futura legge regionale sull’istruzione e formazione professionale, attualmente in itinere.
Tale considerazione è suffragata anche dalla creazione di un organismo quale l’Agenzia Regionale per l’Istruzione e Formazione Lavoro, che è stato pensato per collegare questi settori.
Per come è stato fin qui strutturato, il sistema lombardo del mercato del lavoro dovrebbe valorizzare in tutte le fasi, il parternariato istituzionale ed economico sociale.
A titolo esemplificativo, in un’ottica di sussidiarietà verticale, è stato assegnato alle Province il compito della programmazione territoriale delle politiche attive, da definirsi sulla base di indirizzi regionali.
Le Province daranno attuazione alle indicazioni del piano di azione, presentando annualmente un piano d’azione provinciale.
Oltre al coinvolgimento nel processo programmatorio attuativo delle Province, occorre sottolineare anche quello dei Comuni e delle Parti sociali.
Vorrei evidenziare, tra gli aspetti che ritengo particolarmente positivi di questa programmazione, l’obiettivo basilare della valorizzazione del capitale umano, mantenendo sempre un occhio di riguardo al territorio e alle imprese locali.
Il costo annuale per sviluppare le politiche del lavoro, in attuazione nel presente piano d’azione, può essere stimato in 110 milioni di euro.
Sono inoltre proprio di qualche settimana fa i dati sul mercato del lavoro lombardo, da cui si evince che il tasso di disoccupazione nel 2006 è sceso al 3,9 per cento, la metà di quello italiano, che è il 7,7. E’ una percentuale molto bassa, che potremmo quasi ritenere fisiologica.
Anche il dato dell’occupazione è passato al 66,6 per cento mentre per la media italiana è il 58,4; quello dell’occupazione femminile ha raggiunto il 59,4 per cento contro la media italiana del 46,3.
Sono dati estremamente significativi e incoraggianti, che sono il risultato delle politiche del lavoro e femminili, messe in campo dalla Regione Lombardia negli ultimi anni.
Quella descritta dai dati precedenti, e – ripeto – dati molto recenti, è una situazione di piena occupazione, che per certi aspetti supera gli obiettivi europei di Lisbona, fissati per il 2010.
A detta degli esperti un ulteriore miglioramento è un obiettivo alto e ambizioso.
Eppure all’interno del piano d’azione sono stati comunque fissati parecchi traguardi di crescita, tra i quali il tasso d’occupazione al 70 e il tasso di disoccupazione al tre.
Per raggiungere questi risultati – e concludo – sarà necessario continuare ad incentivare la piccola e media impresa, l’artigianato, il commercio, i servizi, da un lato, a sostenere costantemente il mercato del lavoro dall’altro, con attente strategie occupazionali, politiche innovative e una radicale semplificazione burocratica.
Concludo ringraziando tutti i Consiglieri che hanno partecipato alla Commissione e tutti i collaboratori dell’Assessorato, che hanno prestato il loro prezioso aiuto.