Seduta del 27/07/2007
Arg. n. 4 – ODG – Progetto di legge numero 0220:
“Norme sul sistema educativo di istruzione e formazione della Regione Lombardia”, d’iniziativa della Giunta regionale”.
Abbinato a PDL nn. 0219/0229.
Unificati in: “Norme sul sistema educativo di istruzione e formazione della Regione Lombardia”
Abbinato a: ODG 1010-1011-1012-1013).
RUFFINELLI Luciana Maria
Grazie Presidente. La legge che stiamo esaminando oggi è una presa di responsabilità forte, da parte della nostra Regione, sul tema dell’istruzione e della formazione professionale, la stessa responsabilità con la quale la Giunta ha deciso di proporre ricorso alla Corte costituzionale per difendere la competenza regionale dell’istruzione professionale, attribuita, fin dalla prima formulazione della Costituzione del 1947, alle costituende Regioni. Competenza mantenuta e sempre confermata nel tempo, anche da sentenze, fino al riordino del secondo ciclo del sistema di istruzione e formazione professionale, con la legge delega n. 5 del 2003 e con il decreto legislativo n. 226 del 2005, come si evince chiaramente leggendo il ricorso presentato.
Una responsabilità doverosa contro la facilità procedurale con cui il Governo, tra misure di rottamazione di autoveicoli e semplificazioni sui mutui, all’interno di un complesso di norme eterogenee va a scippare una specificità di istruzione e formazione che, per le sue caratteristiche sostanziali, ha ragione di essere solo in rapporto alle particolari differenze economiche e sociali dei singoli territori regionali.
Operazione, quella del Governo, finalizzata a riportare, nel monopolio burocratico statale ogni ordine di scuola, appiattendo l’intera collettività su programmi scolastici uniformanti, negando una reale libertà di scelta educativa a studenti e famiglie.
Questo progetto di legge è l’occasione per affiancare al sistema scolastico statale, almeno per un settore, una scuola regionale più libera e flessibile, al passo con i Paesi europei più avanzati e adattabile a evoluzione e sviluppo.
Le norme che ci apprestiamo a votare avranno come principio basilare la centralità della persona; consentiranno infatti una scelta, nel percorso di apprendimento, tra istruzione e formazione professionale, tra istituti pubblici e istituti privati accreditati, tra corsi ordinari e alternanza scuola lavoro.
Viene riconosciuto, e la Lega condivide totalmente questo principio, il ruolo dei genitori come fondamentale nell’educazione dei propri figli; e, tramite strumenti, quali il buono scuola e la quota capitaria, viene dato loro il necessario sostegno economico per garantire la reale libertà di scelta.
Altro sforzo di rinnovamento, che la Lega apprezza, è quello relativo ai piani scolastici regionali. Oltre all’attuale possibilità per le scuole di scegliere come strutturare una parte del proprio piano di offerta formativa, la Regione potrà fissare una quota di programmi scolastici di particolare interesse per il nostro territorio, promuovendo le specificità e le tradizioni delle comunità locali.
Inoltre la Lombardia, nella scelta del repertorio dell’offerta di istruzione e formazione, terrà conto di esigenze sociali, economiche e culturali, individuando le aree cui far corrispondere le necessarie figure professionali.
Riteniamo essenziale preservare una delle principali ricchezze lombarde, le peculiarità e la varietà dell’imprenditoria lombarda, creando percorsi personalizzati, che corrispondano al mercato del lavoro del territorio, ponendo un altro tassello di congiunzione tra politiche occupazionali e quelle didattico formative, e soddisfacendo da una parte le richieste di formazione dei cittadini, dall’altra le istanze di aggiornamento, innovazione e sviluppo, in un mercato sempre più globale e irto di concorrenza.
Mi pare importante dire che questa legge non nasce nel vuoto pneumatico, ma si innesta su decenni di esperienza, durante i quali il sistema formativo lombardo ha saputo rispondere, tramite centri di formazione propri o accreditati più efficacemente rispetto ad altre Regioni italiane alle esigenze suddette; così come è stato attraverso la formazione professionale fortemente ridotta la dispersione scolastica, a differenza di quello che abbiamo sentito poc’anzi. Infatti, nei centri di formazione regionale la dispersione scolastica si è attestata al 3 per cento rispetto al 33 citato, nazionale.
Solo tramite l’autonomia regionale e degli istituti scolastici è possibile infatti garantire una proposta educativa adeguata e dei percorsi didattici personalizzati.
Questi ultimi permettono di valorizzare le diversità e le differenze nei ritmi di apprendimento, portando tutti al proprio successo formativo.
Un ulteriore aspetto distintivo del progetto di legge è l’accreditamento dei poli formativi che, avendo la titolarità del rapporto di lavoro con il personale docente, dovranno sottostare a indicatori di efficienza, efficacia, competenza e di qualità.
Anche le risorse finanziarie vengono assegnate in base ai risultati conseguiti dai vari istituti, riconoscendo i comportamenti eccellenti e i risultati raggiunti.
Sempre per quanto riguarda l’aspetto finanziario, la Lega Nord ha ottenuto che fosse inserito nel testo di legge un possibile incentivo alla quota capitaria, a favore delle aree lombarde più svantaggiate.
Con questa legge sarà inoltre possibile passare da un sistema rigido e burocratico ad uno legato ai risultati, che valorizza le professioni educative e accresce la qualità del sistema formativo anche tramite un’effettiva concorrenza.
Il provvedimento va anche a regolare le certificazioni delle competenze, secondo le indicazioni delle audizioni, in cui ci siamo sentiti richiedere certificazioni stabili, riconoscibili e spendibili in Europa.
Senz’altro qualcuno sosterrà che questa riforma slega il sistema scolastico lombardo da quello delle altre Regioni italiane, creando una disparità di insegnamento e di trattamento; a queste persone mi corre l’obbligo di ricordare che oggi lo Stato riconosce, in termine di trasferimenti, 4,8 euro per ogni studente lombardo delle scuole superiori e 32,3 euro per ogni studente campano dello stesso grado. E’ forse questo che il Governo considera equità?
Concludendo, siamo orgogliosi di avere lavorato in Commissione in un clima di confronto, per noi serio e serrato, per dare avvio in Regione Lombardia al necessario processo di liberalizzazione della formazione dei giovani e alla regionalizzazione delle competenze, in quello che è il settore più importante per il futuro della nostra società.
Riprendendo un’affermazione di ieri, senza lavoro non c’è welfare, aggiungo: senza educazione, istruzione e formazione è ben difficile entrare nel mondo del lavoro. Grazie.