RUFFINELLI Luciana Maria

 

Grazie, Presidente. Il progetto di legge che oggi il Consiglio si accinge a votare si inserisce in un percorso di riforme istituzionali che la Regione Lombardia ormai da mesi ha iniziato, con grande spirito innovativo e coraggio, rispondendo appieno al mandato degli elettori e al proprio ruolo legislativo.

Colgo l’occasione per dire che mandato e ruolo rischiano troppo spesso di venire azzoppati da interventi centralisti, che più che sul merito si accaniscono sui principi, negando le competenze riconosciute alle Regioni dalla Costituzione stessa.

Questo PDL ha un’anima profonda, con un intento elevato: quello della valorizzazione della montagna nella conservazione e nella modernità, nella qualità, nell’innovazione e nella competitività.

La proposta di legge rivede l’impostazione dell’attuale legge a favore della montagna, la 10/98, tenendo conto dell’evoluzione del contesto normativo in cui la legge si inserisce, con l’intento di dare risposte concrete alle richieste di tutti gli attori e alle nuove esigenze dei territori, e alla luce degli adeguamenti necessari, che in sede applicativa si sono riscontrati negli ultimi anni.

Quella che si delinea una legge che offre strumenti agili valorizza il ruolo delle Autonomie Locali e funzionali, delle parti sociali, dei soggetti pubblici e privati che, conoscendo il territorio e la realtà locale, possono concorrere con la Regione all’attuazione di progetti significativi per la montagna.

Si è cercato di coniugare i valori della montagna con gli strumenti dell’innovazione nella consapevolezza, anzi nella certezza che la montagna deve trasformarsi in un centro di eccellenza e che gli Enti di riferimento della montagna, a partire dalle comunità montane, soggetto preposto al governo di un territorio complesso, a forte vocazione multidisciplinare, avranno nuovi e più efficaci mezzi per la gestione delle risorse.

Da un punto di vista tecnico, le risorse destinate alla realizzazione degli obiettivi vengono distinte in finanziamenti per le comunità montane e finanziamenti per lo sviluppo della montagna.

Le risorse per lo sviluppo della montagna in particolare vedono come beneficiari soggetti pubblici e privati, che abbiano presentato progetti coerenti con le indicazioni programmatiche.

Il vero elemento di novità è rappresentato dalle nuove modalità di intervento, tese a superare la logica meramente distributiva e a premiare l’iniziativa e la capacità progettuale a livello locale, eliminando il rischio di possibili frammentazioni delle risorse ed intendendo indirizzare al meglio.

Il PDL non ha però una mente legata al rilancio delle attività commerciali e turistiche ma vuole rilanciare il territorio montano nel suo complesso, intervenendo sul fenomeno dell’abbandono e dello spopolamento dei territori in questione, implementando i servizi esistenti e valorizzando anche il carattere peculiare dell’economia agro alimentare e forestale, riprendendo con modalità differenti quanto già previsto dall’articolo 5 della 10/98 e in coerenza con i criteri utilizzati per la classificazione dei piccoli Comuni, legge 11/2004, si prevede la classificazione del territorio montano in ambiti con simili condizioni di sviluppo socio economico, definiti sulla base di parametri certi. Ciò consente di attuare politiche mirate anche all’interno delle zone omogenee delle comunità montane e di intervenire prioritariamente in favore dei territori che presentano situazioni di maggior deficit infrastrutturale e di servizi; sono state anche previste misure per promuovere la conoscenza del territorio montano e delle sue problematiche, anche attraverso l’attivazione di una rete di relazione con i centri di ricerca, a cominciare dall’Irealp, Istituto di Ricerca per l’Ecologia e l’Economie Applicate delle Aree Alpine.

Il comitato per la montagna è stato confermato e aperto a nuove componenti istituzionali. La legge prevede infine la clausola valutativa, che attribuisce un mandato specifico ai soggetti incaricati dell’attuazione della legge, di produrre, elaborare e comunicare all’organo legislativo le informazioni necessarie per conoscere tempi e modalità di attuazione e valutare le conseguenze che ne sono scaturite per i suoi destinatari diretti, e in ultima analisi per l’intera collettività regionale.

Vorrei fare una particolare osservazione, un’osservazione particolarmente sentita da chi vi parla, ma mi permetto di dire anche condivisa e sostenuta da tutti i componenti delle Commissioni che hanno lavorato a lungo sul testo.

Questa legge non rappresenta solo una regolamentazione per quanto attiene alla gestione e all’utilizzo delle risorse, ma codifica anche concetti importanti e condivisi. Si valorizzano i mestieri tradizionali, la formazione professionale, la produzione e la valorizzazione dei prodotti tipici locali nonché delle lingue locali; si mira alla conservazione ambientale, alla difesa del suolo, al miglioramento della viabilità, ad incentivare l’imprenditoria e i settori artigiani, a sviluppare il terrorismo, a diffondere l’uso di energie alternative rinnovabili, a conseguire adeguati livelli di assistenza socio sanitaria, a valorizzare i beni ambientali e storico culturali.

La legge dovrà avere un effetto sensibile per la popolazione di tanta parte del territorio lombardo, sia per le sue attività economiche che per gli effetti sulla qualità della sua vita, che – è utile ricordarlo – si realizza sulla base di indicatori quale economia e lavoro, qualità dei servizi e ambiente, offerta culturale e del tempo libero.

Una legge quindi per ridurre gli squilibri demografici, per responsabilizzare gli attori locali nelle azioni di sviluppo della montagna per coordinare gli interventi regionali a sostegno della montagna.

Ho già detto che si è molto lavorato in Commissione Due, con riunioni con la Commissione Quattro. I soggetti auditi sono stati molti, competenti e di prezioso ausilio.

Gli uffici delle Commissioni, dell’Assessorato, e il servizio valutativo processo legislativo ci hanno supportato con tangibile partecipazione alla bontà del risultato. L’Assessore Colozzi ci ha dato un esempio illuminante della possibile e voluta congiunzione tra Giunta e Consiglio regionale. A tutti sono particolarmente grata.