8 Marzo 2008

 

Trovarci in questa aula per una ricorrenza che ogni anno ci impegniamo a celebrare ha una valenza mediatica importante.

Siamo qui – donne a vario titolo operanti in Regione e qualche uomo sensibile ai valori di questa data – con la triplice consapevolezza di ricordare un fatto storico, di rappresentare una realtà, di sostenere un’idea.

Siamo qui presenti perché i giornali e le televisioni ci diano visibilità e comunichino il nostro desideri. Ma saremmo certamente qui anche senza la presenza dei media per la nostra connaturata e profonda certezza del valore, del ruolo e della specificità della nostra esistenza femminile.

Mi sono chiesta – una volta in più dovendo prendere oggi la parola –che cosa significhi essere oggi donna  in Regione Lombardia, nelle due diverse accezioni.

Essere donna in Lombardia – intesa come territorio regionale – è certamente una situazione felice, perché questo è forse il luogo dove meno hanno spazio  pregiudizi e discriminazioni, dove le donne sono maggiormente incluse, dove le possibilità di lavoro sono più alte rispetto ad altre zone del nostro Paese e ad altri Paesi del mondo.

L’occupazione femminile in Lombardia è arrivata al 59,4% (rispetto alla media italiana del 46,3 %) ed è quindi molto vicina all’obiettivo europeo di Lisbona del 60% per il 2010.

Ma, a fronte di una oggettiva situazione positiva, matematicamente rilevata, quali difficoltà si nascondono dietro i numeri splendidi?

Solo noi donne lo sappiamo: spesso i nostri lavori sono meno importanti, spesso le nostre carriere non arrivano a posizioni apicali. Ma in tutte le analisi bisogna essere obiettivi ed è giusto dire che la nostra Regione esprime donne Sindaco, come a Milano e in altri Comuni importanti,  una donna presidente della massima associazione imprenditoriale e un ‘altra fortemente sostenuta  per arrivare ai vertici di Confindustria.  Interrompo questi esempi dicendo che non ho citato le più importanti, ma semplicemente quelle che sono continuamente sulla scena. Ma dovrei dire quante ricercatrici scientifiche, quante docenti universitarie, creatrici di moda, medici, avvocati, magistrati donna, sindacaliste, e perché no, artiste sono in Lombardia figure di primaria importanza.

Quindi se da una parte è vero che in molti settori la carriera femminile è più difficile che per gli uomini, dall’altra voglio sottolineare che abbiamo sfondato già molte porte e guadagnato posizioni in cui ci facciamo onore e che ci danno merito.

Continuando guardare le due facce della medaglia, riprendo a dire che solo le donne di Lombardia, tutte, sanno quali retroscena esistano dietro ai nostri successi.  La conciliazione dei tempi, la predominante preoccupazione per la famiglia, le scelte spesso guidate da motivi squisitamente affettivi, vissute in modo faticoso o comunque con un fondo di preoccupazione continua.

Così come si vanno generando preoccupazioni che mai ci saremmo aspettate. Nuove preoccupazioni, tipiche dei nostri giorni: difficoltà a reggere la perdita del potere di acquisto dell’euro, il caro casa, il terremoto dei mutui e ultimo, e forse ancor più attanagliante, il senso di insicurezza sociale e di pericolo latente nelle nostre città.

Così, a fronte di impegno e di successi, paghiamo uno scotto di pessimismo incalzante e di incertezza del futuro che, anche nella nostra amata Lombardia, colpisce purtroppo soprattutto le più giovani di noi.

Ma veniamo alla seconda accezione: che cosa significa essere donne in Regione Lombardia, intesa – questa volta – come istituzione. Che cosa significa essere  qui a vario titolo e con vari ruoli, che cosa significa lavorare in Regione?

Per tutte noi, la responsabilità e la gratificazione di svolgere un lavoro importante. Qui si amministra un piccolo stato, qui si governa un intreccio di funzioni che vanno dalla salute e dall’educazione alle infrastrutture, al commercio, all’artigianato, all’industria e al turismo.

Il nostro lavoro è utile al benessere della nostra terra: meglio lo svolgiamo e meglio ne usufruiremo insieme alle nostre famiglie. Spesso desidereremmo maggiori risorse economiche per tutte le funzioni che ci troviamo a gestire – qui mi sarebbe facile fare delle osservazioni in linea con il mio essere Leghista, ma è giusto dire che ora la richiesta di federalismo fiscale è veramente trasversale – . Sono orgogliosa di sottolineare invece che se c’è una regione che contiene lo spreco e massimizza i risultati questa è proprio la nostra, e per merito di ciascuna di noi, che nel proprio ruolo specifico, mette l’impegno e la dedizione per raggiungere i risultati che sono tipici di una donna.

A volte forse non siamo capaci di legare il nostro agire quotidiano, che può anche essere ripetitivo, ai successi che grazie ad esso si generano a catena. Ma almeno una volta l’anno, dovremmo fare questa analisi e prenderne coscienza.

I buoni risultati di cui spesso si dice per la nostra Regione poggiano anche sulle nostre capacità e sulle nostre forze. Dobbiamo dircelo ed esserne fiere.

Sempre però senza pensare di aver compiuto l’opera : la Lombardia è un piccolo stato con eccellenti risultati, ma altri possiamo raggiungerne. L’ultimo pensiero di queste riflessioni vorrei dedicarlo a quelle sacche di emarginazioni che ancora resistono  nella nostra comunità: di povertà, di mancanza di istruzione, di mancanza di forza psicologica o di affetti. A volte sono proprio le donne ad essere in difficoltà.

Io mi auguro che dal nostro senso di appartenenza all’Istituzione Regione Lombardia, possa derivare una società ancora migliore. Sono sicura che ogni nostro ulteriore sforzo – di voi tutte e di noi consigliere donne - può esser fatto in questa prospettiva. Con un progetto e con un desiderio a reggere la fatica: il benessere e una socialità piena di affetti. Per tutti gli uomini di Lombardia. Per tutte le donne di Lombardia.