Seduta del 24/06/2008

Arg. n. 10 – ODG – Progetto di legge n. 0313:

“Riordino delle Comunità montane della Lombardia, disciplina delle unioni di comuni lombarde e sostegno all’esercizio associato di funzioni e servizi comunali, d’iniziativa della Giunta regionale”.

PRESIDENTE

Grazie, Presidente. Ha la parola il Consigliere Luciana Ruffinelli. Prego, Consigliere


RUFFINELLI Luciana

Grazie, Presidente. Il PDL in questione nasce, come abbiamo già sentito, dalla disposizione della Finanziaria Prodi per il 2008, che imponeva una riduzione di spesa per le Comunità montane, probabilmente in un fervore iconoclasta, suscitato dal tormentone giornalistico dei costi della politica, come anche Benigni ha già detto.

La Lega Nord, per sua costituzione ontologica, è sempre stata contro gli sprechi e il mal uso del denaro pubblico, avversa agli Enti inutili e obsoleti, contraria ai carrozzoni inventati per ricoverare gli amici di Partito. Lo spunto della Finanziaria è stata l’occasione per venire a sapere che ci sono Comunità montane con i piedi nel mare e con spese di funzionamento che si mangiano i fondi per i progetti. Ma quando abbiamo incontrato in audizione i rappresentanti delle Comunità montane lombarde abbiamo capito ancora una volta che la nostra Regione è diversa, e questo è stato anche il tono dell’intervento del Consigliere Benigni. Abbiamo sentito che alcune Comunità lombarde già da tempo avevano ridotto le spese di funzionamento e che il costo degli amministratori era poco più che un rimborso spese, ma soprattutto ci è stato chiaro che l’organizzazione delle nostre Comunità montane nasceva da un forte senso di responsabilità nei confronti della tutela e della salvaguardia del territorio e privilegiava le problematiche tipiche del territorio di montagna, dalla cura dell’assetto idrogeologico alla forestazione, alla manutenzione delle vie di comunicazione.

È prassi consolidata inoltre che ad alcune Comunità montane siano affidati i servizi indispensabili, come i trasporti scolastici o la raccolta dei rifiuti, o servizi di raccordo come la promozione del turismo, con un’economia di scala e un’efficienza gestionale sperimentata.

A molti è stato chiaro, e alla Lega in particolare, che dovendo risparmiare a livello nazionale forse si sarebbe dovuto guardare altrove, e non insisto su un tema che ci è troppo familiare. Comunque bene hanno fatto la Giunta e l’Assessorato in particolare ad adempiere per tempo alle disposizioni obbligate in modo da salvare le realtà lombarde dalla scure di una eliminazione su meri criteri numerici, che non avrebbero tenuto in nessun conto storia ed esperienza, né considerate efficienza, efficacia ed economicità, e che nemmeno sarebbero entrati in una valutazione meritocratica, che invece è – a nostro parere – l’unica vera arma contro gli sprechi che – ripeto – aborriamo.

Ne è nata una legge chiara, con indicazioni di funzioni e di organizzazioni, che fungono da indirizzo guida, molto più precisa di altre leggi, che chiamiamo leggi quadro. Sono stabiliti nel Titolo II gli organi, le loro attribuzioni, i principi di organizzazione, gli strumenti di programmazione e così via. Ma questa legge stabilisce anche che i Comuni di montagna siano liberi di determinare come meglio esercitare funzioni e gestire servizi, definendo possibili anche altre forme associative o l’Unioni di Comuni. Questa libertà e responsabilizzazione di scelta ci sembra rispettosa di un principio di autonomia che alla Lega è molto caro, e ci sembra offrire una ricca possibilità di modulazione, favorendo dinamismo operativo e adeguate soluzioni ad ogni aspetto amministrativo.

Un’altra questione che ci pare avviata a soluzione positiva è quello dell’azzonamento, che deve forzatamente ridurre il numero delle Comunità montane, quand’anche virtuose e ispirate a criteri di economicità.

La Lega ha difeso in Commissione il criterio della massima autodeterminazione e ha considerato con attenzione le proposte di accorpamento che arrivavano dal territorio, dalle stesse Comunità. L’Assessore Colozzi, con seria comprensione del problema, ha introdotto nell’articolo 23 la possibilità di ulteriori verifiche e valutazioni in ordine alla coesione territoriale, alla congruità delle delimitazioni delle zone omogenee, attraverso apposite Commissioni provinciali, composte dai Presidenti delle Comunità montane, dai Presidenti delle Province e dai Sindaci dei Comuni interessati.

Gli siamo particolarmente grati per questa soluzione, che va nell’ottica di soluzioni più partecipate e condivise. Resta per noi della Lega il problema della rappresentanza nell’Assemblea, che nella legge è prevista essere composta dai Sindaci dei Comuni o da loro delegati. Dai nostri contatti ci viene invece suggerito di aprire alla partecipazione anche delle Parti di minoranza.

Capiamo che il rischio di un’Assemblea numerosa possa essere la difficoltà a raggiungere il numero legale, come paventava l’Assessore, ma sembrerebbe che per le Comunità montane ciò non avvenisse nemmeno in passato con Assemblee più numerose. È un rischio che avremmo corso a fronte della creazione di un organo più democratico, partecipato, e persino formativo per i politici dei piccoli Comuni. Abbiamo un emendamento in questo senso.

Concludo esprimendo i nostri ringraziamenti innanzitutto a chi ha lavorato a questa legge, per tutti i motivi di positività già detti, ai funzionari della Commissione per la puntuale documentazione e comparazione delle audizioni, a coloro che hanno studiata la clausola valutativa; ringraziamo il Presidente di Commissione, Valentini Puccitelli, che è stato un pacato moderatore e un eloquente Relatore; ringraziamo l’Assessore per come ha saputo impostare una legge non facile e per la disponibilità ad ascoltare e recepire, come è già stato detto, l’apporto di tutti i Consiglieri. Forse proprio negli emendamenti che ha testé presentato potremmo trovare una soluzione adeguata al problema della rappresentanza che la Lega chiede. Grazie.